La poesia indispensabile di Silvia Leuzzi

  dedicato all'amica poetessa Silvia Leuzzi

silvia leuzziEsistono donne che sanno esprimere con pochi versi grandi sentimenti, gioie, sofferenze, umori e malumori.

Esistono donne che con una manciata di parole, tenute insieme in perfetta armonia, riescono a suscitare a chi le legge, emozioni forti, tangibili, a volte orticanti, amare, impietose… come sale sulle ferite.

Silvia Leuzzi è una di queste. Entrare nelle sue poesie significa imbattersi in tutto ciò. E te ne accorgi solo alla fine, un istante prima di volare con la fantasia sulle nuvole della sua vena creatrice o di sprofondare nei crateri della sua anima ferita. Per lei scrivere è una liberazione… uno strano gioco della mente: “il gioco banale dell’esistenza”, per parafrasare l’invito che Silvia rivolge a se stessa in Autoritratto, il componimento in versi con il quale parla di se ai propri lettori.

In Lamento di madre, invece, il pianto crudo e asciutto che prorompe dalla sua anima diventa sempre più pungente, fino a imporre profonde riflessioni sul dramma di uno dei suoi due figli, vittima di un grave handicap intellettivo. Con lo strumento effimero della poesia, Silvia Leuzzi riesce a descrivere con impressionante autenticità le conseguenze dell’essere madre di un figlio sofferente, “disegno perverso”, “spina nella gola di traverso”, nei confronti del quale, in un momento di pieno sfogo, nemmeno la testardaggine dell’amore riesce a placarne la pena. E se è vero come afferma Pablo Neruda che “la poesia nasce dal dolore” possiamo presupporre che, per disgrazia ricevuta, Silvia ha avuto modo di condividere il suo tempo con il dolore. Nonostante l’inconsolabile, però, ha saputo trasformare la sofferenza in coraggio e maturare la propria consapevolezza della realtà:

Dove passi tu, figlio mio,

rimangono macerie, oggetti infranti,

pareti nude, urli disumani

che d’umana pietà non han conforto

(tratto da “Lamento di una madre”)

Silvia porta sempre una penna immaginaria con se. La tiene custodita nella tasca della sua coscienza di donna forgiata dalle asperità della vita. Compone le poesie grazie all’ispirazione che trova nel vento della sua terra, nelle acque del suo mare. Traduce la capacità di scrivere in sentimenti di dolcezza, rabbia, tenacia ed è sempre pronta a lottare in prima linea contro ogni forma di ingiustizia.

Stanca sono io

di stare qui a guardare

le crepe del mio mondo

che si vanno ad allargare 

Stanca ed arrabbiata

vedo gente sempre più annoiata.

Come nebbia la brulla terra ammanta

così la noia semplici menti incanta

Menti semplici e stanche,

che non vogliono pensare

che la mia rabbia non vogliono dividere

e restano lì trascinando esistenze

sempre in cerca, inutili fardelli,

di immagini scintillanti,

di parole allettanti,

che rendano effimera la sera

(“Ballata arrabbiata”)

Nelle poesie di Silvia Leuzzi, protagonista per eccellenza è la donna che, in più occasioni, ricopre il ruolo di madre, come quelle sedute intorno a un tavolo in un fermo immagine che sembra estratto da un film di Almodovar.   

Casi un cuadro

Tres madres abandonadas

en sillas desteñidas.

Tres mujeres alrededor de una mesa podrida;

tres úteros

llenos de sueños

acabados en la salsa de sobra.

Tres seres humanos

de caras enrojecidas

de flores de manteles

por el sol iluminadas;

tres cigarrillos

humo solitario

que revolotea en círculos

concéntricos de pensamiento.

Tres cafés

calientes y oscuros

como escondidos pezones;

tres madres confrontación de ansias

reflejadas en los rayos

punzantes de un sol feroz,

él también varón

(“Tres Madres”)

 


Silvia Leuzzi, nata a Roma il 15 settembre 1961. Lavora presso il liceo Pertini di Ladispoli. Inizia a scrivere le prime poesie all'età di diciassette anni ma, a causa di un grave problema di famiglia, per circa vent'anni la sua penna è silente. Riprende a scrivere sul finire del 2009 e da allora ha partecipato a numerosi concorsi risultando finalista in due concorsi: due per la narrativa (Premio Massimo Di Somma 2011 Ostia, Premio Internazionale di Arti Letterarie Thesaurus 2012 ) e due per la poesia (Concorso Vituvilaria di Novoli Gennaio 2012, concorso Patrizio Graziani 2012 a Gioia dei Marsi come seconda classificata). Ha vinto il primo premio di Narrativa al concorso Premio di Roccagloriosa nel 2014 e il secondo premio sempre di Narrativa nel 2015; è tra gli autori selezionati del Premio Mostra del Tigullio Sezione Narrativa di Chiavari in Liguria. E’ risultata tra i primi 15 poeti selezionati dal Caffè Letterario di Via Ostiense. Numerose poesie sono state scelte dall'Aletti editore e dall’Accademia dei Bronzi di Catanzaro per essere inserite in antologie poetiche.

A Roma si presenta il Comitato per la Liberazione di Milagro Sala

Articolo del 10.06.2016 pubblicato su Pressenza

Ieri a Roma si è svolta un’altra manifestazione per la liberazione di Milagro Sala, organizzata da Giovanna Martelli, deputata di Sinistra Italiana che fin dai primi giorni è stata attiva nelle iniziative per la liberazione della deputata del Parlasur ingiustamente detenuta nelle prigioni di Jujuy dal gennaio di quest’anno.Nella sala dei gruppi parlamentari della Camera dei Deputati un pubblico attento e numeroso ha assistito alla proiezione del documentario di Magalì Buj e Federico Palumbo Tupac Amaru, algo està cambiando, che racconta la storia dell’eccezionale opera sociale realizzata da Milagro Sala e dalla sua organizzazione di quartiere. Dopo la proiezione si è annunciata la costituzione formale del Comitato per la Liberazione di Milagro Sala in Italia, per sottolineare la necessità di un’iniziativa permanente. L’obiettivo immediato è la fine dell’ingiusta detenzione di Milagro, ma ce n’è anche uno più culturale e sociale, di diffusione di un’esperienza pilota che dimostra come sia possibile gestire l’opera sociale nei confronti dei settori più deboli della società.

Il portavoce di Amnesty International Riccardo Noury ha poi aperto il dibattito sottolineando la natura pretestuosa delle accuse giudiziarie nei confronti delle dirigente sociale argentina. Il dibattito è proseguito con interventi dei registi Magalì Buj e Federico Palumbo, dell’Onorevole Martelli e di Olivier Turquet del Movimento Umanista e coordinatore della redazione italiana di Pressenza, che hanno sottolineato la gravità della situazione argentina e l’arbitrarietà con cui governano i nuovi dirigenti, sia a livello della provincia di Jujuy che a livello nazionale. La giornata si è conclusa con domande del pubblico e nuove adesioni al comitato, il cui sito ufficiale è:

http://comitatoliberazionemilagrosala.wordpress.com

Alcune videotestimonianze raccolte dal Dario Lo Scalzo

"Roma stret photography" di Simone Capriotti

RomaRoma stret photography è un viaggio tra i vicoli della capitale, un piacevole percorso segnato da un'abile capacità di osservazione e un'accurata tecnica fotografia di Simone Capriotti, giovane fotografo romano che, con questo ennesimo lavoro, entra a far parte a pieno titolo nel genere del reportage metropolitano e della fotografi urbana. In questa pagina è possibile sfogliare l'album, al quale ho avuto il piacere di scrivere una breve prefazione.

Prefazione: Addentrarsi in “Roma street Photography” di Simone Capriotti equivale ad affrontare un esilarante escursione per le piazze e i vicoli della capitale. Al tempo stesso è un invito a una riflessione interiore in un mondo, principalmente in bianco e nero, nel quale la dimensione temporale, suggerita di volta in volta dalle fotografie, oscilla tra passato e presente, spesso sovrapponendosi. La sensazione è quella di partecipare a una narrazione urbana immersa nell’antichità di una Roma imperiale, ornata qua e là di marmi, cupole, ruderi e sanpietrini. Una storia metropolitana che nasce da un abile esercizio d’osservazione.

Le sessantaquattro immagini contenute nell’album si propongono di interpretare questo tipo di realtà offrendo all’osservatore gli strumenti interpretativi per farlo. “Roma street Photography” può essere considerato un surrogato ben riuscito della realtà di vita capitolina capace di produrre emozioni che si proverebbero passeggiando per le strade della città. Simone Capriotti, con questo lavoro, è riuscito a cogliere sapientemente i frammenti iconografici salienti della città di Roma, affermando uno stile fotografico personale che, pur accostandosi in alcuni scatti allo tendenza istanteista, sembra avvicinarsi, per l’accuratezza delle immagini, alla scuola perfezionista di EdwardWeston, caratterizzata da un elevato livello di perfezione, profondità, e un perfetto equilibrio della fotografia definita “espressione vitale della contemporaneità”.

Dallo sguardo intenso e profondo dell’anziano barbone che cammina tra la gente, alle sagome distorte di corpi riflessi su una pozzanghera; dalla spettacolare cupola racchiusa in una bolla di sapone, all’uomo di fronte alla vetrata di un probabile futuro, le immagini di Capriotti catturano la vita reale sotto qualsiasi forma questa stessa si presenti. Dal punto di vista dell’iconicità, esistono nell’album alcune fotografie, a mio parere, fortemente deputate a testimoniare la realtà dei fatti che Capriotti ha voluto consapevolmente rappresentare. Tali immagini contengono un alto livello di codici visivi di origine socioculturale, definiti appunto “iconici”, che svolgono una funzione denotativa del significato del messaggio in esse contenuto. Analogamente al reportage e al genere di fotografia realistica, esse assolvono a una funzione descrittivo-informativa della comunicazione visiva, attraverso il ricorso a significati standardizzati della realtà. Da segnalare, infine, l’originalità di alcune immagini polisemiche, capaci di generare significati e interpretazioni plurimi nel processo di comprensione finale da parte dell’osservatore.

Di questo ventaglio di possibilità interpretative ci si può rendere conto nell’analisi dell’immagine del ragazzo scattata dall’alto mentre cammina sulla banchina del Tevere o soffermandosi di fronte allo scatto che immortala l’infinito gioco di riflessi sulla vetrina di un ristorante. Si tratta di immagini che impongono all’osservatore attento un maggiore impegno interpretativo, un lavorio profondo di decodifica del messaggio per la definizione del significato tout court dell’immagine che, a differenza delle altre fotografie descritte, si caratterizza dall’essere di tipo connotativo. Uno sforzo analogo a quello catturato nella fotografia simbolo di “Roma street Photography”, nella quale una bambina allunga il braccio per cercare di sfiorare una bolla di sapone. (Nicola Viceconti) 

Paco Ignacio Taibo II - Revolucion Tour

paco ignacio taibo II

Dal 6 al 14 maggio Paco Ignacio Taibo II sarà in Italia per incontrare i suoi lettori e parlare del libro "A quattro mani". Da Perugia a Torino passando per Roma, Napoli e Bologna, ecco il programma completo del tour: 6/7/8 maggio Festival  Encuentro Perugia9 maggio, ore 18.30 Casetta Rossa Roma, con Erri De Luca e Raquel Robles; 11 maggio, ore 18.30 Ex OPG Occupato - Je Sò Pazz  Napoli con Pino Caucci13 maggio, ore 18.00 Libreria Coop Ambasciatori  Bologna con Pino Cacucci14 maggio, ore 17.30 Salone Internazionale del Libro di Torino, Arena Piemonte, con Giancarlo De Cataldo.

Info Wikipedia 

Paco Ignacio TaiboIIpseudonimo di Francisco Ignacio Taibo Mahojo

è uno scrittoregiornalistasaggista ed attivistaspagnolonaturalizzatomessicano. Risiede in Messico dal 1958, quando la sua famiglia scappò dalla dittatura di Francisco Franco. Direttore delle raccolte "Messico, storia di un popolo" e "Cronaca generale del Messico" (1931-1986), del supplemento culturale della rivista "Siempre!" (1987-1988) e delle riviste "Enigma" e "Bronca". Le sue opere comprendono romanzi storici, racconti ispirati alla cronaca e romanzi gialliSuo nonno paterno, Benito Taibo, apparteneva al gruppo dirigente del Partito Socialista. Partecipò alla insurrezione del 1934 e alla Guerra civile spagnola del 1936. Il fratello della nonna paterna era direttore del giornale socialista "El Avance" ed entrambi furono prigionieri nelle carceri franchiste per le loro attività e ideologie politiche. Il nonno materno procurava armi di contrabbando agli anarco-sindacalisti e durante la guerra civile armò un peschereccio e combatté la sua guerra contro il franchismo, fino a che morì con tutto il suo equipaggio, dopo che l'imbarcazione fu colpita dal nemico. Il padre, Francisco Ignacio Taibo Lavilla González Nava Suárez Vich Manzón (noto come Paco Taibo I), scrittore e giornalista scomparso il 14 novembre 2008, dovette aggiungere un "I" al cognome quando il figlio cominciò a pubblicare libri. Considerate le notevoli difficoltà incontrate sotto il regime franchista, la famiglia Taibo decise di lasciare la Spagna e di trasferirsi in Messico, paese che, per tradizione, aveva accolto profughi e perdenti di molte rivoluzioni, quando Paco Ignacio non aveva ancora 10 anni. In Messico il padre lavorò come giornalista televisivo fino al 1968 quando, di fronte alla repressione sanguinosa del Movimento Studentesco, sentendosi limitato nella propria libertà d'espressione, decise di lasciare il lavoro alla televisione e di ritornare al suo vecchio amore, la stampa. Nel frattempo il giovane Paco Ignacio si dedicò intensamente all'impegno politico nel movimento studentesco e al giornalismo, professione che ama e che mai abbandonerà, così come non abbandonerà la sua amata Città del Messico, teatro di azione di molti dei suoi racconti. Nel 1971 sposa Paloma Saiz

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La corsa di Miguel fa correre tutti

“Miguel Benancio Sanchez amava la vita, l’atletica, l’Argentina, il suo Paese. Quando una banda paramilitare lo sequestrò a casa sua, nella notte fra l’8 e il 9 gennaio 1978, trovò la bandiera bianca e celeste attaccata alla parete. Gli chiesero: ”Perché?”. E lui rispose: “Perché sono argentino”. Aveva 25 anni quando gli bendarono gli occhi e lo infilarono sul Ford Falcon nero, triste e ricorrente presenza di quegli anni infami governati da una feroce dittatura”.

L'edizione 2016 della Corsa di Miguel si svolgerà il 31 gennaio allo Stadio dei Marmi di Roma.