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Archive for the ‘Articoli’ Category

Cile: la rivoluzione dei pinguini – Raul Zibechi

Pensador-activista y periodista uruguayo

Escritor y periodista uruguayo

di Raul Zibechi

Gli studenti cileni non solo mettono in questione l’educazione che ricevono perché è mercantile ed elitaria, e perché riproduce e approfondisce le disuguaglianze, ma nelle scuole occupate mettono in pratica l’educazione che sognano e per la quale lottano da anni. “Se i lavoratori possono autogestire una fabbrica, noi siamo in grado di gestire in autonomia il liceo”, butta lì con un sorriso stampato in faccia Christopher, 17 anni, studente del liceo “Luis Corvera Galecio A-90″, nel municipio di San Miguel de Santiago. Il liceo è stato occupato come altri 200 in città, ma il 26 settembre ha deciso di seguire l’esempio dei lavoratori della fabbrica di ceramica Zanon di Neuquén (Argentina), occupata dai lavoratori e rimessa in funzione già da dieci anni.

“In quel momento le cose erano complicate perché l’occupazione si stava indebolendo – riflette Christopher – Sapevamo che non bastava criticare l’educazione che riceviamo e bisognava fare qualcos’altro, ma non sapevamo cosa. Fino a quando siamo venuti a sapere che si teneva un incontro con gli operai della Zanon presso l’Universidad de Chile, siamo andati a sentirte e quando siamo tornati abbiamo iniziato l’autogestione del liceo”.

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Radio Rai1 “Prima di tutto” – Intervista a Nicola Viceconti

21/11/2011 – Nicola Viceconti è stato scelto “ascoltatore del giorno” nella trasmissione “Prima di tutto” di Radio Rai 1. Qui di seguito, alcuni stralci dell’intervista dedicata alla sua passione per l’Argentina e alla pubblicazione dell’ultimo libro “Due volte ombra” (GingKo Edizioni) che affronta, in chiave romanzata, il tema delle adozioni illegali dei figli dei desaparecidos.

 

 

Intervista su Radio Rai 1 – 21 Novembre 2011

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Tg1 – Dimissioni di Elisa Anzaldo

“Me ne vado, non voglio condurre un Tg che nasconde le notizie”

25 maggio 2011 – Elisa Anzaldo scrive a Minzolini: trovatevi un’altra conduttrice, io non ci sto più

 

Alberto D’Argenio su Repubblica:

La lettera compare sulla bacheca del direttorissimo prima dell’edizione delle venti; è firmata Elisa Anzaldo, ed è un bis visto che la conduttrice dell’edizione notturna del Tg1 aveva già espresso la stessa decisione ad aprile, salvo farla rientrare dopo un colloquio con il direttore: “Non posso più rappresentare un telegiornale che ogni giorno rischia di violare i più elementari doveri dell’informazione pubblica come equilibrio, correttezza, imparzialità e completezza dell’informazione. Per motivi professionali e deontologici non ritengo più possibile mettere la faccia in un tg che fa una campagna di informazione contro” qualcuno.

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La “speranza” è una brutta parola – Mario Monicelli

E’ morto Mario Monicelli, uno dei più grandi registi del nostro paese, uno dei padri del genere “Commedia all’italiana” tanto apprezzato in tutto il mondo. La notizia del suicidio, avvenuto a Roma, lanciandosi dal quinto piano dell’ospedale S, Giovanni dov’era ricoverato, ha riempito le pagine dei giornali e i commenti a quel suo gesto estremo, così inspiegabile e reale, continuano a mantenere vivo l’interrogativo “perchè l’ha fatto?”.

Non è facile trovare la risposta, ma si può certo affermare che Mario Monicelli non è morto stanco, inebetito dalla senilità e che quel gesto estremo sia stato compiuto in perfetta armonia con il suo modo di stare al mondo. Per questo sarebbe un torto alla sua intelligenza giudicare la sua “uscita di scena” come un cedimento alla debolezza e alla disperazione. Solo chi spera, può morire disperato”; e lui lo aveva detto a chiare lettere:

 «La speranza è una brutta parola, non la si deve usare. La speranza è una trappola inventata dai padroni, da quelli che dicono di stare buoni, stare zitti: pregate, che avrete la vostra ricompensa e il vostro riscatto nell’Aldilà. Andate a casa, state buoni, abbiate speranza».

 

 

 

 

«Non è una tragica fine, è un uomo che ha vissuto. Ricordatelo con i suoi film», ha detto Niccolò Monicelli, nipote del regista. 

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Il Fatto Quotidiano – “Cumparsita”

Italiani d’Argentina “Cumparsita”
 

Tango, passione e bandoneon… Festival del ballo argentino

 

 

articolo tratto dal sito www.repubblica.it  del  7 settembre 2010

IN COPPIA

Tango, passione e bandoneon

Festival del ballo argentino

Al Parco della Musica da domani al 18 settembre spettacoli, lezioni per tutti e gran finale con maratona di danza
In arrivo anche i giovani ballerini formati dai vecchi milongueiros. Per una rassegna che coinvolge tutti gli spazi dell’Auditorium

di FRANCESCA GIULIANI

La voce è quella di un bandoneonista con i capelli bianchi che parla piano, cercando le parole. Dice: “Il tango è un incontro, un abbraccio. Una questione di sensazioni. Una stretta che unisce nell’intimo un uomo e una donna”. Poi, imbraccia la sua fisarmonica e suona, una melodia intensa in un modo che non si può spiegare. La circostanza è ufficiale, l’episodio surreale: nella sala dell’Arazzo in Campidoglio si presenta il Buenos Aires Tango, festival argentino dall’8 al 18 settembre all’Auditorium.

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“Cumparsita” sul TG3-Basilicata

Il servizio della presentazione di “Cumparsita”  sul TG3 della Basilicata è andato in onda il 18 agosto 2010.

 

Acerenza – Intervento del Prof. Donato Pepe

Cumparsita, voglio dirlo subito, è un bel libro. E’ un romanzo storico leggero, lo leggi tutto d’un fiato, e nello stesso tempo denso, pregnante di umanità, attraversato da venature etnico sociali. Potrei dire di questo libro tanto altro ancora, ma prima di tutto sento di dire è un bel libro, vi invito a leggerlo.

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Servizio “La Nuova TG” 18 agosto – Presentazione libro Cumparsita Acerenza

Articolo Pubblicato sul Blog di Acerenza da Donato Pepe il 20 agosto 2010

 

Lucania: terra meravigliosa dove il mare si stringe al cielo, dove l’aria profuma d’acre e di pioggia. Terra nella quale è ancora possibile udire le parole del vento, dove non è difficile parlare con i lupi o volare con i nibbi, terra che ha lasciato andare tanti suoi figli alla ricerca del “grande” per poi riportare nei suoi confini indefiniti una conquista, un successo, una libertà. Il lavoro ha da sempre spinto numerose famiglie fuori dalla Basilicata e perfino dall’Italia. Li ha portati in America, nella grande America, nella terra dei sogni. È proprio l’emigrazione il tema portante del romanzo “Cumparsita” di Nicola Viceconti, scrittore che vive e lavora a Roma.

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Trece rosas rojas

 

 

El blanco rojo
A Gisela, que cumpliría sus años junto conmigo

 

Sta lì, lontano, il bianco, ma è solo un’apparenza, il bianco è rosso.

Come Agosto che è giallo, ocra e nudo tranne dai venti a queste latitudini, il bianco rosso è un punto lontano di cosce, piedi, mani, ossa, capelli strappati, di corpi cenciosi.

Visto così, da lontano, il bianco sembra esattamente una rosa. Perché, visto cosi da lontano, si vede da sotto la chioma, più in la della pelle e dentro le ossa.

Laggiù distante dall’oceano e dal tempo, nel tranquillo confine del focolare, si odono ancora chiaramente le esplosioni, attutite dagli anni.

Il bianco rosso, il bianco insanguinato. Ro ro ro, dormi bambina mia, addormentati mio sole… accidenti! Fuoco! Nooo.

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Libertad, entre sueño y conquista. Un 27 de junio de 1929

Carlo Rosselli 
 
 
 

La libertà, tra sogno e conquista

Il contesto storico in cui si colloca la rocambolesca fuga di Lipari è quello in cui Mussolini deteneva pienamente il potere, sgombrando dalla scena politica italiana qualsiasi forma di opposizione democratica. Nel 1926, infatti, erano stati aboliti tutti i partiti politici e vietata qualsiasi forma di attività sindacale. Alla fine dello stesso anno, a completamento dell’opera di “controllo politico-sociale” sulla vita di una Italia completamente assoggettata, venne approvato il Testo unico delle leggi sulla Pubblica Sicurezza, con il quale si istituiva la pena di morte e si prevedeva l’imprigionamento e il confino per tutti coloro che osavano opporsi al Governo Nazionale. In tale situazione, l’isola di Lipari, nel cuore dell’arcipelago delle Eolie, già in passato utilizzata come colonia penale, diventò una delle principali destinazioni degli oppositori che “commettevano atti diretti a sovvertire gli ordinamenti nazionali, sociali o economici costitutivi nello stato”.  

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