| Caro lettore, quando inizierai a leggere la mia prefazione, non dimenticare che ho appena terminato di partecipare all’interessante esperienza di assaporare il significato di questo libro. Seguire lo sviluppo di un’opera letteraria che risvegli il nostro interesse costituisce una sfida, non solo un’avventura misteriosa. Vedere con gli occhi della mente le azioni della trama, analizzare le reazioni dei suoi protagonisti, scommettere su quello che accadrà nella pagina seguente e poi perdere, non solo è l’invito a partecipare ad un evento, ma indica anche il nostro diritto a “pretendere”, qualunque sia il nostro ruolo.
Il protagonista di questo appassionante viaggio non è un parente dell’autore, ma questo non toglie forza letteraria alla narrazione. Nicola ha contrassegnato ogni capitolo del suo romanzo ricorrendo alle parole di tanghi molto conosciuti, che appartengono ad artisti prestigiosi. Sono proprio quei tanghi a disegnare i contorni delle personalità dei protagonisti. Senza rivelare l’esito di questo romanzo, poiché non sarebbe etico né di buon gusto, posso anticipare che l’autore realizza una minuziosa descrizione della saga i cui protagonisti iniziali sono emigranti originari di un piccolo paese del sud Italia, venuti a Buenos Aires, porto immaginato come rifugio capace di accogliere la loro miseria e la nostalgia di un’Europa impoverita. Sì! Dopo un iniziale esilio, arriva il colpo di fulmine per una città tanto europea come Buenos Aires.
Ogni pagina è pervasa dalla nostalgia del protagonista per la propria terra, così lontana nel tempo e nello spazio, una nostalgia alimentata anche dai rapporti con altri italiani che hanno vissuto la stessa sorte. La città di Buenos Aires è vista da una prospettiva diversa. Tutto è narrato con naturalezza facendo attenzione alle più piccole sfumature. E’ proprio in quei momenti che si manifesta in modo riuscito il tono intimista del romanzo. Nicola sceglie di raccontare evitando sofisticherie letterarie che sarebbero superflue e non aggiungerebbero nulla. I dialoghi scorrono naturali così come sono realistiche le difficoltà lavorative dei personaggi descritti. Non ci sono enigmi da scoprire, le cose sembrano accadere naturalmente, senza sorprese né rimpianti.
L’autore ci porta dove vuole lui attraverso il ricordo di alcuni fatti che commossero in quell’epoca l’Argentina. E’ interessante lo sguardo con il quale Nicola, come un vero discendente dei “tanos” che vennero a fare “lamerica”, li analizza.E nell’apparente serenità del clima familiare, nel quale non sembra possa accadere nulla di inaspettato, che il lettore resta sorpreso. Inizia a immaginare di essere di fronte ad un quadro e non alla lettura di un libro. Emergono pennellate estranee all’opera: la descrizione dell’incontro nel quale Carlos Monzon strappò il titolo a Nino Benvenuti, con la conseguente “bastonata” agli italiani, protagonisti del libro; l’indovinato commento sul trionfalismo della tifoseria argentina durante i mondiali di calcio che impediva di sospettare quanto stesse accadendo durante la dittatura; un breve, ma magistrale passaggio in cui si narra nel dettaglio l’azione di un gruppo di squadristi che sequestrano una studentessa utilizzando il classico “Falcon” verde.
Ma subito l’autore riprende il racconto di quelle famiglie emigranti italiane, con le loro virtù, difetti, problemi e compiacimenti. Per fare questo non esita ad evocare un’Italia lontana e a suscitare emozioni in quei lettori connazionali che sicuramente conoscono ogni luogo, ogni espressione dialettale, nel ricordo di un passato che non si può dimenticare.Forse l’autore ci ha fatto partecipi (forse sì, come saperlo?) di un diario intimo, una storia realmente accaduta, riportando le esperienze e gli sforzi di chi ha dovuto adattarsi ad un ambiente diverso per lingua e per abitudini.In mezzo a tutte queste vicende il Tango, sempre il Tango, come compagno di viaggio, come fonte letteraria, come un’agenda che ordina i ricordi, in un percorso dell’autore attraverso le milonghe nelle quali ha passato i suoi migliori momenti e dove ha conosciuto persone in grado di aiutarlo nella ispirazione del libro.
E’ stata una bella esperienza leggere “Cumparsita”, per conoscere più a fondo una delle mille famiglie europee e la sua faticosa integrazione culturale nel paese ospite. Dice scherzosamente il poeta Fernández Moreno: “…Pero, que clase de argentino sos que no sos hijo de italianos…?” (Trad. “…Però, che razza di argentino sei se non sei figlio di italiani?”). Jorge Alberto González (Giornalista e scrittore argentino) |