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Hugo Massei en Tv25

L’amico Hugo Massei, neuropsichiatra infantile e scrittore argentino è il responsabile del progetto Cuidar Cuidando, che ha come obiettivo la cura del disagio psico-sociale dei minori di Buenos Aires. Il  programma, basato  sulla relazione con gli animali, punta a sviluppare l’integrazione sociale dei bambini/adolescenti con problemi emozionali e si realizza contemporaneamente nell’ospedale infantile “Carolina Tobar Garcìa” e nel giardino zoologico di Buenos Aires.

 

Hugo Massei habla del programa Cuidar Cuidando

 

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Di ritorno – Hugo MASSEI

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Ho appena ricevuto in regalo un libro da Hugo Massei, medico e scrittore argentino di origine italiana che ha raccontato la sua storia familiare comune a tanti emigranti italiani a Buenos Aires "partiti per l’avventura dell’America con la promessa di futuro". Un libro poetico, commovente dedicato a quelli che sono di ritorno, che sono già stati lì, almeno una volta. Una storia che si scatena a partire da un incidente in un aeroporto in Europa:

"Lei non è di qua, Lei è straniero!"

Per l’autore questa affermazione fa scattare una domanda.

"E allora chi sono?"

domanda che prende spunto da un luogo… per sapere chi sono devo sapere anche di dove sono. Hugo prende la decisione di sapere chi è, cioè che oblìo opera in lui, vuole sapere di dove è originario, di quale dimenticanza è oriundo. (Miguel Calvano)

…Quel giorno feci conoscenza anche dello zio Nazareno, un cugino di Annunziata, del quale nonna Elisa aveva una foto a colori, con la tuta di quando aveva fatto il servizio militare e che lei aveva conservato per quanto nella foto non ci fosse scritto nè il suo nome, nè il grado di parentela nè la data di scatto della foto. Senza nonna Elisa mi sarebbe stato ben difficile individuare, nell’albero genealogico familiare, questo zio Nazareno. Ma venne anche lui, sordo quasi cieco, con i suoi 80 annirotti sulle spalle e mi offrì il suo saluto affettuoso sapendo già chi ero e quale era la mia professione, che pareva gli desse orgoglio. La sua emozione mi commosse. Era molto rispettoso, non parlava molto. Il suo volto esprimeva più delle parole. Ce ne andammo da casa sua promettendo di tornarci quando denaro e lavoro ce lo avrebbero consentito e così, quando ci dicemmo addio, lo vidi più tranquillo.

Con la macchina di Giuseppe, che aveva messo a nostra disposizione, circolavamo un po a caso, di qua e di là. Strade che attraversavano enormi distese di campi simili a tappeti di diverse sfumature di verdi e ocra, terminavano in paesini distanti fra di loro una ventina di chilometri. Così passammo e anche  vi camminammo per Treia, Appigliano, Pollenza, Sforzacosta, Cingoli e potemmo apprezzare, in tutta la loro magnifica bellezza il perché della definizione "il balcone delle Marche"…

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