La notte dei cristalli – “Emèt, Il dovere della verità”

Edna era ancora a terra vicino a un cumulo di cenere quando le prime luci dell’alba misero in evidenza il triste scenario della devastazione. La ferocia nazista di quella notte, oltre a saccheggiare il negozio della sua famiglia, aveva distrutto la casa in cui viveva e così, improvvisamente, si ritrovò sola, senza sapere più dove andare. Si alzò in piedi e provò a camminare, ma un dolore lancinante le attraversò il corpo e fu costretta ad accasciarsi di nuovo a terra. Sotto il cappotto, che s’era infilata di corsa per correre dietro a suo padre, indossava ancora la camicia da notte. Era strappata e sporca di fango e sangue. Istintivamente passò una mano sulla testa e una ciocca di capelli le rimase impigliata tra le dita. Aveva un braccio tumefatto e un grosso ematoma sul collo. Intorno a lei c’era gente che piangeva, mentre un vecchio, seduto poco distante, imprecava contro i nazisti. La maggior parte pregava in silenzio, costernata e già rassegnata. Edna era in stato di shock e la sua mente non riusciva più a codificare la realtà che la circondava. Quel luogo, che fino a poco tempo prima rappresentava per lei un ambiente familiare e rassicurante, di colpo si era trasformato in un mondo oscuro e ostile. “Mamma!… papà!… dove siete? Vi prego aiutatemi!”, ripeteva singhiozzando. Nonostante avesse addosso i segni tangibili della violenza, era convinta di trovarsi in un brutto sogno e che presto tutto quell’orrore sarebbe terminato. Non immaginava lontanamente che quella notte era solo un iniziale assaggio dell’alienazione nazista e che l’odio incontrollato nei confronti degli ebrei avrebbe raggiunto il culmine poco tempo dopo, con la macabra soluzione finale. Si leggerà infatti sui libri di storia che la Kristallnacht fu una condanna anticipata e l’inizio dello sterminio del popolo ebraico. Edna aveva gli occhi sbarrati e lo sguardo perso nel vuoto quando si trascinò fino davanti al negozio. Scansò con un piede alcuni scampoli carbonizzati che le impedivano il passaggio, afferrò la maniglia della porta e tirò forte. Si ritrovò di fronte una scena raccapricciante: gli scaffali con i tessuti erano stati ribaltati e gran parte della merce data alle fiamme. La restante, l’avevano saccheggiata uomini senza scrupoli che, nel corso della retata, rubarono tutto, perfino l’orologio a pendolo e il lampadario. Oltre alle vetrine del negozio, erano stati distrutti tutti i mobili. Edna pensò di trovarsi all’inferno. Il fumo e l’odore acre dei tessuti bruciati rendevano l’aria irrespirabile. Si affrettò fuori in preda a una violenta tosse e per un istante si svegliò dal torpore nel quale era scivolata. Si fermò sul ciglio della strada; da quella posizione poteva vedere bene la propria casa. Anche lì le SS avevano appiccato il fuoco: una colonna di fumo denso usciva dalle finestre per disperdersi nel cielo plumbeo e piovigginoso.

Nel frattempo, altri proprietari dei negozi vicini erano accorsi preoccupati per verificare l’entità dei danni subiti. Erano tutti ebrei. Edna restò a guardarli in silenzio, tenendo le mani sulle orecchie per non sentire il crepitio dei loro passi sui frantumi delle vetrine. Tra loro prevaleva un’incredulità ingenua, una forma mentale dettata dalla comprensibile propensione umana di dover sempre sperare nell’ipotesi migliore. Una maniera fiduciosa di razionalizzare eventi tanto assurdi quanto reali. Erano gli ebrei ottimisti, quelli che di fronte alle ingiustizie subite speravano sempre che si trattasse dell’ultima e che, prima o poi, avrebbero ritrovato la pace. Poi c’erano quelli più lungimiranti, che avevano previsto il grave pericolo del nazismo e non facevano altro che suggerire l’unica soluzione possibile: lasciare la Germania. Una soluzione non facile di emigrazione forzata immaginata inizialmente anche nel programma hitleriano. In principio l’orientamento della comunità era quello di resistere e cercare di convivere il più possibile con le leggi discriminatorie imposte dalle autorità tedesche. La notte dei cristalli però rappresentò qualcosa di diverso rispetto alle precedenti vessazioni e il mattino successivo, tra i negozianti ebrei, si respirava un diffuso senso di smarrimento. In poco tempo, la notizia di essere stati incolpati come i responsabili dei fatti accaduti durante la notte fece il giro della città. Un paradosso che venne confermato da un’ordinanza della direzione del partito nazionalsocialista con la quale si impose ai proprietari dei negozi distrutti il pagamento di una cospicua multa come risarcimento dei danni procurati alla città. Edna si allontanò, girovagando senza meta per le vie limitrofe a Marienplatz; vagò alcune ore sotto lo sguardo indifferente della gente. Un’indifferenza indotta dall’odio che i nazisti, giorno dopo giorno, iniettavano come una medicina nelle vene dei tedeschi eletti a far parte della grande Germania. (La notte dei Cristalli – “Emèt – Il dovere della verità”)

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