Desaparecido “El Tano”

 

Fotografia di Claudio Testa – Fonte – Unione Sarda 11 ottobre 2014.  Tra gli operai uccisi durante la dittatura militare in Argentina c’erano anche due emigrati sardi. 

Mario Bonarino Marras e Martino Mastinu, emigrati di Tresnuraghes, sono nell’elenco dei 33 operai e sindacalisti che furono uccisi nei cantieri navali Astarsa e Mestrina del porto di Tigre, a Buenos Aires. I fatti risalgono al tragico periodo della dittatura militare tra il 1976 e il 1982. Ieri nel processo di primo grado gli imputati per le uccisioni e le torture sono stati assolti. A denunciare le ingiustizie c’è Santina Mastinu, sorella di Martino e vedova di Mario Bonarino Marras.

DR. DRER & CRC POSSE – “EL TANO” – Tomaso Mannoni e Alberto Badas

Martino Mastinu detto “El Tano”
è figlio di emigrati sardi in Argentina
nel ’49 nasce a Tresnuraghes
20 anni dopo operaio navale a Buenos Aires
lavoro duro, la paga è bassa
ricattano i padroni, scarsa la sicurezza
scioperi e blocchi della produzione
El Tano è sempre in testa all’agitazione

Son Maria e son la mamma di Martino
parlo sardo, italiano e castigliano
ho passato l’oceano negli anni ’50
per pane e lavoro ma ero contenta
vivevo con gli amici di paese
e gente da mezzo mondo nel nostro quartiere
Martino esce al mattino e quando torna la sera
porta gli avanzi della mensa ai bambini di strada

chi non conosce El Tano nei cantieri navali
non ha mai partecipato alle lotte sindacali
fianco a fianco in un posto dove
costava tre vite umane costruire una nave
vincendo la battaglia per la riduzione
della giornata di lavoro di dodici ore
nel ’76: golpe militare
tre generali al governo del paese

Cala la notte per mille studenti
operai, insegnanti, giovani dissidenti
migliaia e migliaia che vanno a sparire
chi chiede, chi parla fa la stessa fine
chi era impegnato a scuola o al lavoro
finisce dentro un buco nero
silenzio, paura, angoscia e terrore
per paralizzare la popolazione
Hanno preso Martino alle undici di notte
quattro militari con calci pugni e botte
un cappuccio in testa e la destinazione:
un centro clandestino di detenzione
l’ho cercato ovunque non risultava niente
caserme e questure negavano sempre
ma son tornati a casa a spaventarmi e
si son seduti e han preteso il caffè

Han preteso il caffè e uno aveva il vestito
che indossava El Tano quando l’hanno rapito
e quando l’han rapito l’han portato in una stanza
la corrente elettrica non era abbastanza
scariche di watt più scariche di pugni
più urlava basta e più andavano avanti
più aveva voglia di raggiungere
gli altri 30.000 in fondo al mare

Il mio nome è Scilingo e ho fatto il mio mestiere
militare di una giunta militare
ho rapito bambini appena nati
per darli in adozione alle famiglie dei graduati
per non lasciare tracce venti prigionieri
ogni mercoledì caricavamo sugli aerei
li lanciavamo ancora vivi dentro il mare
sono un militare ed ho fatto il mio dovere

Alle tre del pomeriggio armata di coraggio
con le altre madri sono in piazza del Maggio
urliamo “memoria, giustizia e verità!”
sotto il palazzo delle autorità
siamo mamme e nonne e camminiamo in tondo
facciamo questa strada per raccontare al mondo
quel che chiamavano “purificazione”:
il genocidio di una generazione

Alle tre del pomeriggio (torrat)

 

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