“Torneranno i cavalli al galoppo” di Nicola Viceconti – IlSudEst

 

Articolo di Maddalena Celano pubblicato su IlSudEst.it – ottobre 2018

Versi di lotta e di amore che spronano all’irremovibilità

“Viceconti poeta lascia maturare una vena poetica già notata nella sua narrativa: osserva e ritrae, con una visione periscopica, sonda il mondo, ferma il tempo, ci porge fotografie istantanee con una peculiare impronta sociologica, investiga il reale, sottolineando ciò che afferisce alla sfera del sensibile”.  (dalla Postfazione di Patrizia Gradito)

 

Con l’imminente pubblicazione della raccolta di poesie intitolata “Torneranno i cavalli al galoppo”(Ensemble edizioni), Nicola Viceconti si conferma ancora una volta “lo scrittore italiano che unisce continenti”. Come mai questa volta si è voluto sperimentare con la poesia?

Come ho precisato nella nota al lettore inserita nel libro, prima di addentrarci nei sentieri di “Torneranno i cavalli al galoppo”, è doverosa una precisazione per comprendere il motivo della scelta improvvisa di appropriarmi dello straordinario e potente strumento della poesia. La risposta è da rintracciare nell’esperienza vissuta in Messico al Festival internazionale di poesia della città di Misantla, paese in cui il realismo magico ha raggiunto la sua massima espressione. È stata l’occasione per accettare la sfida che da tempo covava in me e che, finalmente, è riuscita a spalancare la porta a una nuova fonte d’ispirazione. Al rientro in Italia ho continuato a scrivere componimenti, cercando comunque di conservare lo stile e i contenuti che da sempre caratterizzano la mia scrittura, sensibili alle dinamiche sociali, e quindi senza troppo risentire del cambio di genere letterario. Sono nate così ventinove poesie dedicate ai valori universali dell’uomo, alla resistenza a ogni ingiustizia subita dai popoli ancestrali, all’amore, alle manifestazioni della natura, ai piccoli studenti misantechi e ad altro. Poesie disposte in dis-ordine sparso, rispettando esclusivamente i ritmi della creatività e delle suggestioni di volta in volta provate, senza mai imbrigliarne la modalità di fruizione con “avvertenze” didascaliche al lettore. A queste, se ne aggiunge una intitolata “Come sei” composta da Patrizia Gradito, scrittrice appassionata di letteratura internazionale, con la quale collaboro per la scrittura di racconti brevi.

Alcune delle poesie pubblicate nella raccolta hanno ottenuto importanti riconoscimenti nazionali e internazionali. Ce le può indicare? Si tratta delle seguenti poesie: “Desaparecidos” (premiata al “Progetto di installazione poetica collettiva 1000NoW”, al “Concorso internazionale di Poesia della Città di Latina” e al “Premio internazionale di letteratura L.A. Seneca”; “Trasformazioni” (menzione d’onore al Premio “Centomila Artisti per il Cambiamento” di Siracusa) e “Il treno di Pierpaolo” (menzione di merito al Premio letterario Città di Cava de’ Tirreni, XXXV edizione).

Come mai la scelta di pubblicare in edizione bilingue? La decisione è scaturita dal desiderio di voler divulgare il testo anche in alcuni paesi di lingua spagnola, nei confronti dei quali nutro da sempre un profondo interesse storico-culturale. Le poesie sono state tradotte dalla musicista italo-argentina Claudia Teresa Acuña che ha realizzato un’emozionante trasposizione musicale della poesia “Eterna Andalusia”, sulle note di una sevillana. “Eterna Andalusia” è stata presentata nell’ambito della serata conclusiva del festival internazionale Kantun Winka che si è tenuta a Mola di Bari nell’agosto scorso.

Nell’opera compaiono illustrazioni dell’artista argentino Roly Arias che raffigurano il suo noto personaggio Simplicito. Ci parli di questa interessante collaborazione. Roly ha accettato di collaborare al progetto di “Torneranno i cavalli al galoppo” durante il suo soggiorno in Spagna, organizzato per presentare un libro dedicato a Simplicito. Quando ci siamo incontrati per illustrarmi il lavoro svolto, ha motivato il suo contributo con le seguenti parole: “illustrare il tuo libro ha rappresentato la possibilità di far esprimere Simplicito con parole diverse, come se fosse un altro personaggio. L’esperienza di parlare in versi gli ha consentito di vivere una dimensione nuova, a tratti drammatica, teatrale, bizzarra, modificando se stesso analogamente a come fa un bravo attore quando riesce a vivere le fantasie, i sogni, i vissuti di altri, Simplicito ha appreso “a osservare la realtà attraverso il caleidoscopio della poesia”.

Ci parli del titolo. “Torneranno i cavalli al galoppo” è l’incipit di “Trasformazioni”, una poesia contenuta nella raccolta. “Trasformazioni” rappresenta un inno alla speranza e al cambiamento per vivere in un’umanità capace di non disperdere la saggezza e la bellezza del passato e, al tempo stesso, di aprirsi a un futuro basato sul rispetto dei valori fondamentali dell’uomo e sulla giustizia. Un auspicio per quel “mondo migliore”, più volte invocato da tutti i giovani in ogni piazza e ogni città della nostra terra.

Patrizia Gradito, che arricchisce la raccolta con una nota critica, l’accosta a Celaya riportato nell’esergo, dove sono citati alcuni versi del poeta spagnolo: “non è una poesia goccia a goccia pensata (…) sono grida al cielo e, in terra, sono atti” e fa un collegamento con la sua poesia “Parole da scrivere” quando declama: “altra rivoluzione nascerà da queste parole fresche/ (…) parole mai indifferenti alla fantasia/al sangue dei giusti e alla verità dei popoli/ (…) varchi sui confini/(…) parole di lotta e di amore/ per dire che io esisto e sono vivo/ poi nulla più”. Si riconosce in questo accostamento? Si tratta di un accostamento interessante e senza dubbio il riferimento a Celaya rappresenta per me motivo di orgoglio. Credo che Gradito si riferisca in primo luogo all’estetica della mia poetica. Come lei stessa precisa nella postfazione, il fatto di scrivere senza intellettualismi o erudizioni, richiama una poetica capace di esaltare il principio di speranza, di elaborare un’ontologia del “non-essere-ancora”, nonché di pensare al futuro come possibilità oggettiva dell’agire. Il nuovo mondo dorato citato, ad esempio, in “Trasformazioni” si riferisce proprio a questo e vuole trasmettere al lettore la prefigurazione di una realtà attraverso una “immaginazione positiva” che ho rintracciato nella memoria, allacciandomi ai valori che il passato è sempre in grado di consegnarsi all’uomo come forma di eredità (torneranno). Il messaggio che ho voluto trasmettere in questa poesia costituisce di fatto la metafora di un “regno di libertà” dell’uomo rinnovato su una terra affrancata dallo sfruttamento sconsiderato, in cui natura e uomo possano formare un armonioso binomio: “sulle autostrade abbandonate/(…) sparirà il cemento/sotto una coltre di muschio fiorito”.

La poetessa Cinzia Merulli, esperta di poesia latinoamericana, definisce la sua poesia sociale, una poesia di denuncia in grado di evidenziare le ingiustizie anche quando ci fai viaggiare con la fantasia nel continente dell’America Latina o quando ci parli del popolo Mapuche (poesia “Popolo della Terra”) che, sempre da Merulli, è stata definita un vero e proprio inno alla vita. È davvero così potente la poesia? Parafrasando ancora una volta Gabriel Celaya, rispondo a questa domanda facendo ricorso a un verso del poeta spagnolo contenuto in una sua famosa poesia. Un verso che rappresenta una esilarante metafora grazie alla quale l’autore per evidenziare la sua forza dirompente equipara la poesia a “un’arma caricata di futuro”.

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Nicola Viceconti, scrittore, poeta, sociologo, appassionato di cultura dell’America Latina, si interessa, con le sue opere, di memoria e identità. I suoi romanzi sono stati pubblicati contemporaneamente in Italia, Argentina e Spagna, distribuiti anche a Cuba e in Cile. Ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti in Italia e all’estero. La Camera dei Deputati della Provincia di Buenos Aires gli ha conferito il prestigioso titolo di “Visitante Ilustre”, per la capacità di mantenere viva la memoria del popolo argentino attraverso la narrativa. Definito dalla stampa specializzata come “lo scrittore italiano dall’anima latinoamericana”, con “una sensibilità che unisce i continenti”. È ideatore della produzione letteraria “Novelas por la identidad”. Figura tra i promotori del Manifesto del gruppo degli intellettuali “Cantieri del pensiero libero”.

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