Lettura tra rivoluzione e bellezza: i lettori delle fabbriche di sigari a Cuba. Un modello da replicare?

 

Articolo di Patrizia Gradito pubblicato su AgoraVox02 novembre 2018

Nella storia dell’uomo, la letteratura ha saputo offrire validi strumenti per interpretare i contesti sociali nei quali vive e ha rappresentato uno stimolo al cambiamento, nonché una risorsa al servizio della società. La letteratura, oltre a divertire e intrattenere, quindi, può farsi strumento di denuncia e, attraverso la creatività e la finzione, può diffondere ideali, può tradurre i sogni delle persone, farsi portavoce delle istanze umane e creare e consolidare nuove identità e comunità.
La pratica della lettura pubblica – oggi a fatica riproposta da alcuni modelli che una particolare tipologia di intellettuali, associazioni e biblioteche portano avanti – ha radici antiche e ha il merito indiscusso di essere stata una pratica vincente e foriera di innovazioni socio-culturali importanti.

Di fronte a un contesto sociale caratterizzato da una comunicazione sempre più effimera e frammentata, dalla perdita di continuità con le ideologie, dalla rappresentazione dei drammi umani in chiave retorica e spettacolare, non possiamo non riconoscere l’urgenza e la necessità di restituire alla lettura una simile funzione.

Si tratta di mettere in atto esperimenti ben riusciti, primo tra tutti quello realizzato in Messico dallo scrittore Paco Taibo II, con l’iniziativa denominata “Brigada para leer en libertad”, un progetto letterario finalizzato alla promozione della lettura attraverso incontri pubblici con dibattiti, riflessioni e omaggio di libri. Un esperimento sociale, pubblico, che da circa dieci anni ha contribuito a sensibilizzare le persone a ritrovare il piacere e il potere rivoluzionario della lettura.

Un altro esperimento che mi fa piacere ricordare è quello realizzato dalla sottoscritta insieme allo scrittore Nicola Viceconti, la scorsa estate, nella provincia di Roma. Nel corso dell’iniziativa, denominata “Storie per Nonni e Tate” sono state lette composizioni liriche di poeti italiani e stranieri, trasformando la lettura in un vero e proprio momento di aggregazione per persone bisognose.

L’impatto della lettura a livello sociale ha radici storiche lontane e ha avuto diverse modalità e forme. Tra le esperienze di lettura pubblica più significativa – soprattutto dal punto di vista “rivoluzionario” – non si può non menzionare quella dei “lectores” cubani. Nel 1865, il poeta e sigaraio Saturnino Martínez, fondò il giornale “La Aurora”. La pubblicazione era rivolta ai sigarai e trattava tematiche di politica e di letteratura. Con l’aiuto di alcuni intellettuali cubani, Martínez nel primo numero del periodico, scriveva: “Lo scopo di questa pubblicazione è illuminare in ogni maniera possibile la classe operaia”. Fu così che Rivero Julian, proprietario della fabbrica di sigari “El Figaro” a L’Avana, introdusse nelle sue fabbriche la figura del “lector”, un relatore preposto a intrattenere i torcedor (i sigarai) durante le ore di lavoro per rendere più accettabile il clima lavorativo.

La pratica della lettura pubblica nelle fabbriche contribuì al cambiamento socioculturale della classe operaia. Lo scrittore Alberto Manguel, in saggio intitolato “Una storia della lettura” e dedicato tale iniziativa, ne ricostruisce i passaggi fondamentali: i lettori erano selezionati tra gli stessi operari in base al tono di voce, dizione e attitudine alla recitazione. Gli incontri si svolgevano all’interno delle fabbriche durante l’orario di lavoro. Il “lettore” di turno si collocava nel mezzo della sala e declamava o leggeva storie e racconti a voce alta. Per esprimere il loro apprezzamento, i lavoratori intenti ad arrotolare foglie di tabacco, battevano il manico del coltello sul banco di lavoro. Gli operai cominciarono sempre più a gradire tali momenti e decidevano loro stessi i contenuti degli incontri dedicati alla lettura. In tal modo, a Cuba, i torcedor iniziarono a condividere le pubblicazioni e le notizie relative al mondo sindacale e alle loro lotte. Le letture pubbliche nelle fabbriche cubane si sono svolte fino al 14 maggio del 1866 quando il governatore di Cuba ha emanato il seguente decreto:

1. È proibito distrarre i lavoratori del tabacco e di ogni altro genere di industria con la lettura di libri e giornali, o con dibattiti estranei al lavoro in cui sono impegnati.
2. La polizia eserciterà la sua costante vigilanza per imporre l’esecuzione di codesto decreto, e metterà a disposizione della mia autorità i proprietari di fabbriche, i dirigenti e i sorveglianti che violeranno questa disposizione, affinché vengano puniti secondo la legge in base alla gravità del caso.

Il provvedimento generò enorme scontento tra gli operai che reagirono con scioperi diffusi. Successivamente molti cubani esportarono questa pratica nelle fabbriche della Florida, della Spagna e del Messico, quando emigrarono come manodopera specializzata nella lavorazione del tabacco. A conferma dell’esportazione del modello cubano della pratica di lettura pubblica nelle fabbriche, la rivista nordamericana “Practical Magazine” del 1873 pubblica un’illustrazione nella quale è raffigurato un lector, con gli occhiali e un cappello a falda larga, seduto a gambe incrociate che legge a tre sigarai intenti a lavorare. A dimostrazione di quanto tale pratica si fosse radicata nel costume cubano, vale la pena ricordare che i famosi sigari “Montecristo” devono la loro denominazione alla lettura del rispettivo testo letterario che era particolarmente amato dai sigarai. Furono gli operai stessi a inviare una lettera a Dumas, l’autore de “Il Conte di Montecristo” per chiedere l’autorizzazione all’uso del nome sui pregiati sigari. Attualmente a Cuba, la tradizione della lettura pubblica nelle fabbriche di sigari persiste solo in quelle caratterizzate da una lavorazione artigianale. Lucio C. Peña è uno dei lettori cubani più noti.

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