Scienza aperta e dati della ricerca accessibili: la rivoluzione della rete e dell’open access nella divulgazione scientifica

 

Articolo di Patrizia Gradito pubblicato su AgoraVox 13 novembre 2018

La ricerca in ambito biomedico è finanziata con fondi pubblici nazionali ed europei. Tutti i cittadini hanno diritto di accedere ai dati perché la conoscenza è un bene pubblico.

L’informazione biomedica e scientifica è accessibile a tutti in rete, su googlescholar (motore di ricerca accessibile liberamente che tramite parole chiave specifiche consente di individuare testi della letteratura accademica, comprese tesi, rapporti tecnici, ecc.) e su Pubmed (la banca dati biomedica accessibile gratuitamente on line, sviluppata dal National Center for Biotechnology Information (NCBI) presso la National Library of Medicine (NLM). Le riviste indicizzate sono circa 1/6 dell’intera produzione mondiale in ambito biomedico, principalmente dall’area nord americana (40%) e pubblicate in inglese (88%). Si tratta della banca dati più consultata al mondo. Per approfondire http://www.aib.it/aib/contr/barazia1.htm

Allo scopo, sono a disposizione professionisti qualificati in ogni biblioteca biomedica all’interno di ogni ente di ricerca, ospedale ecc. Sono raggiungibili spesso anche in chat poiché molti centri di documentazione si sono inseriti nel web 2.0., sono in facebook, in twitter, ecc. Ci sono una serie di portali per l’informazione in ambito oncologico seri e, nell’ambito del SSN (Sistema Sanitario Nazionale), l’ISS (Istituto Superiore di Sanità), gli IRRCS, gli Ospedali e gli Istituti Zooprofilattici offrono diversi servizi di informazione al cittadino, basta visitare il sito istituzionale.. Allo scopo il Ministero della Salute finanza una rete di Biblioteche biomediche, BIBLIOSAN, (www.bibliosan.it) che grazie alla condivisione delle risorse consente l’accesso a un gran numero di fonti di informazione specializzate e accreditate con un abbattimento dei costi pubblici notevole, a sostegno dell’attività di ricerca (ex ante per la ricerca bibliografica e ex post per la produzione scientifica) e un orientamento per i servizi al cittadino: http://www.bibliosan.it/infopz.html.

Detto questo, può essere utile sapere un po’ di più come funziona oggi la disseminazione scientifica. Non tutti sanno che il programma Horizon 2020, finanziato dall’Unione Europea prevede obbligatoriamente la pubblicazione dei risultati dei progetti di ricerca tramite la modalità open accesss (OA), grazie alla quale il testo completo degli articoli è consultabile in rete gratuitamente. Il movimento FAIR (acronimo di Findable, Accessible, Interoperable, Reusable) ha definito in un documento i principi fondamentali per l’accessibilità e la riproducibilità dei dati che devono essere ricercabili, accessibili, riutilizzabili ed interoperabili. I principi FAIR sono stati di recente adottati nelle nuove linee guida della Commissione europea in materia di gestione dei dati nei progetti finanziati da Horizon 2020 “H2020 Programme Guidelines on FAIR Data Management Plan“. Si tratta di un modello che rivoluziona la disseminazione scientifica tradizionale. Nella via convenzionale, il periodico è consultabile solo a pagamento (l’articolo è scaricabile solo con modello pay per view oppure on demand, cioè su richiesta) oppure se si è sottoscritto un abbonamento, l’autore perde il diritto d’autore e se volesse un estratto del suo stesso lavoro è tenuto a pagarlo, l’utente per leggere l’articolo deve pagarlo o rivolgersi a una biblioteca. Con il modello open access, il testo completo dell’articolo è direttamente accessibile all’utente sul proprio pc perchè i costi sono rimessi a chi pubblica, agli autori o meglio agli enti di appartenenza, l’autore conserva il copyright.

La disseminazione delle attività di ricerca in OA risulta così agevolata, più tempestiva, pervasiva e veloce poiché gli articoli sono accessibili gratuitamente in ogni momento senza restrizioni per il lettore.

Le pubblicazioni in Open Access sono autervoli e affidabili tanto quanto quelle tradizionali piochè ogni articolo è sottoposto alla revisione tra pari (peer review). Rientrano in un movimento, nato nel 2001, che promuove la libera circolazione e l’uso non restrittivo dei risultati della ricerca e del sapere scientifico (basta cercare open acess storia in google per approfondire); un impatto più incisivo all’interno della comunità scientifica: più un articolo è liberamente scaricabile, più è letto, più è citato, più la ricerca può avanzare. Questo innesca un dinamismo all’interno della comunità scientifica, un circolo virtuoso nell’ambito della ricerca e incide sul mercato editoriale e sui costi, contrastando le tendenza egemoniche di colossi editoriali che sono riusciti a catalizzare la pubblicazione scientifica a livello planetario, influenzando non poco gli sviluppi della ricerca. Aumentano così tutte le bibliometrie necessarie sule quali si basano i finanziamenti: l’Impact factor della rivista (il fattore di impatto p relativo al numero di citazioni in un dato anno), il fattore Hirsch (il valore di pubblicazione attribuibile all’autore), ecc. Con i periodici in open acess, i ricercatori hanno più visibilità, sono più letti e più citati (oggi si misurano anche le altimetriche, ovvero il numero di citazioni sui social). In questo ambito si collocano anche le piattaforme social nella comunità scientifica dove si annunciano e si condividono i pre-print delle pubblicazioni imminenti, come researchgate, orchid, ecc..

Il modello economico dell’open access prevede un contributo economico (APC, article processing charge) per coprire i costi legati al processo di pubblicazione editoriale e per la peer review (revisione dei pari). Costi previsti nei finanziamenti dei progetti di ricerca, integrati nel budget. Alcuni editori esclusivamente open access non richiedono costi aggiuntivi se l’ente di ricerca garantisce di pubblicare un certo numero di pubblicazioni di articoli per l’anno o applicano una scontistica.

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