Accesso libero e gratuito ai risultati della ricerca: venti di rivoluzione nel mondo scientifico

 

Articolo di Patrizia Gradito pubblicato su AgoraVox 21 novembre 2018

L’Art. 9 della Costituzione recita: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

Il presidente della Commissione Cultura alla Camera, Luigi Gallo, portavoce del Movimento 5 Stelle è primo firmatario del progetto di legge sull’Open access in discussione in commissione. In questi giorni, Gallo ha dichiarato: “La nostra proposta sull’Open access prevede che al massimo entro un anno dalla pubblicazione su riviste scientifiche, i contenuti di ricerche finanziate con soldi pubblici siano di libero accesso per tutti”.

La rivoluzione copernicana della pubblicazione scientifica così come annunciata affianca un’iniziativa dell’Unione europea, rispetto ad un processo che,in effetti, è nato, nel 2001, per motivazioni etiche, grazie alla Budapest OA Initiative. Questo modello di disseminazione scientifica in rete, definito movimento open access riferendosi alla produzione o pubblicazione ad accesso aperto ha avuto un notevole sviluppo all’interno della comunità scientifica e ha coinvolto diversi attori. Gli articoli possono essere reperibili e consultabili in rete da chiunque senza restrizioni e gratis.

Oggi coesistono due modelli, quello tradizionale e quello open access, rispondono a parametri di qualità identici (revisione tra pari di ogni elaborato) ma è diverso il modello economico e la modalità di accesso all’articolo pubblicato.

Come funziona oggi la divulgazione scientifica?

La stampa scientifica tradizionale prevede un modello consolidato. L’autore pubblica e perde ogni diritto, se ha bisogno di un estratto del suo stesso lavoro deve pagarlo. Il lettore paga l’abbonamento e può leggere il testo completo. La disseminazione scientifica è necessaria per lo studio e il progresso della scienza. Ogni ricerca si fonda su quanto è già stato studiato e sui dati già raccolti (ricerca bibliografica). La divulgazione scientifica è valutata in base all’impatto, ovvero al numero di citazioni che il dato articolo ha ottenuto (di conseguenza anche le riviste acquisiscono prestigio quanto più sono citate). La valutazione della ricerca e, di conseguenza finanziamenti e carriere, si basa sull’Impact Factor della rivista e su altre bibliometrie legate all’autore come il fattore Hirsch. L’Impact Factor è un indice in base al quale le pubblicazioni sono valutate tenendo conto del prestigio della rivista che le ospita e del numero di citazioni che hanno ricevuto da parte di altri studiosi; il fattore hirsch quantifica la prolificità e l’impatto scientifico di un autore, basandosi sia sul numero delle pubblicazioni, sia sul numero di citazioni ricevute.

Sostanzialmente, un cittadino che voglia informarsi e leggere un articolo in full text (a testo completo), deve sottoscrivere un abbonamento alla rivista o è tenuto al pagamento dell’articolo. Il ricercatore o il lettore si rivolgono generalmente alle Biblioteche perché i costi sono altissimi. Oppure si consultano diverse risorse specialistiche accreditate e disponibili in rete, che sono già gratuite e ad accesso aperto. In ambito biomedico, per esempio, Il Ministero della Salute, allo scopo, finanzia una rete di Biblioteche del SSN (Sistema Sanitario Nazionale), BIBLIOSAN, che in regime di interscambio offrono migliaia di riviste e decine di banche dati e riferimenti per i pazienti. In rete si possono consultare motori di ricerca specialistici come google scholar o Pubmed.

Entro gennaio 2010 tutte pubblicazioni scientifiche saranno accessibili in rete a tutti?

La strategia comunitaria Europe 2020 prevede che i paesi membri dell’Unione Europea arrivino a destinare entro il 2020 il 3% del PIL in programmi di ricerca e sviluppo con finanziamenti combinati pubblici e privati. Il 4 settembre 2018 Science Europe, (l’associazione degli enti finanziatori della ricerca in Europa), con il sostegno della Commissione europea e del Consiglio europeo della ricerca (CER), ha annunciato il lancio di cOAlition S, con l’obiettivo di rendere concreto l’accesso aperto immediato alle pubblicazioni scientifiche, proseguendo il processo già avviato dalla Commissione Europea con il programma quadro Horizon2020.

La Coalizione S ha elaborato il Plan S, con il seguente obiettivo: “Dal 1 gennaio 2020 le pubblicazioni scientifiche sui risultati della ricerca finanziata da sovvenzioni pubbliche fornite da consigli di ricerca e organismi di finanziamento nazionali ed europei dovranno essere pubblicate su riviste o piattaforme ad accesso aperto conformi alle indicazioni di Plan S”
Una dichiarazione di intenti stringente basata su un preciso decalogo, dei 10 i principi in cui si declina, citiamo i seguenti:

  • Gli autori mantengono il copyright della loro pubblicazione senza restrizioni. Tutte le pubblicazioni devono essere pubblicate con una licenza aperta, preferibilmente la licenza Creative Commons Attribution License CC BY (licenza di condividere — riprodurre, distribuire, comunicare al pubblico, esporre in pubblico, rappresentare, eseguire e recitare questo materiale con qualsiasi mezzo e formato e Modificare — re-mixare, trasformare il materiale e basarti su di esso per le opere per qualsiasi fine, anche commerciale.
  • Viene stabilito un tetto massimo alle APC (quota da versare per la pubblicazione), valido per tutti i paesi europei
  • Le quote previste per pubblicare (APC) sono a carico degli enti finanziatori (come già avviene in molti casi); nel caso in cui non esistano ancora riviste o piattaforme ad accesso aperto di qualità in uno specifico ambito, gli enti finanziatori si impegnano a proporre incentivi per la loro creazione
  • Il modello di pubblicazione “ibrido”, editori che praticano la doppia via ovvero articoli a pagamento su abbonamento e articoli aperti, non sarà ammesso poiché non è etico
  • I finanziatori controlleranno il rispetto dei suddetti principi pena sanzioni adeguate.

Attualmente la Coalizione S comprende 13 organizzazioni nazionali di finanziamento della ricerca (in Italia lo ha sottoscritto l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, INFN), il documento sta suscitando un acceso dibattito in Europa e si può seguire su twitter attraverso #PlanS.

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