“¡Viva el cáncer!”… non è questione di social

 

di Nicola Viceconti e Patrizia Gradito – 19 giugno 2019

La notizia del ricovero in emergenza di Andrea Camilleri, 93 anni, è rimbalzata sui social, molti i messaggi di augurio e di affetto ma anche uno squallido teatrino di cattivo gusto che ha colpito per gli improperi, il cinismo e le maledizioni dei suoi detrattori. Una mancanza di rispetto esecrabile quanto gratuita che va oltre lo svilimento linguistico, oltre l’imbruttimento generale di questo paese, dove si ricorre alla politica per aggredire e possibilmente demolire l’avversario di turno. Ancora una volta le barbarità umane vengono confezionate dietro le tastiere e non solo, per essere diffuse con premeditazione e spacconeria. Una violenza verbale spudorata che si presenta in modo terribilmente normale, anzi persino vessillo impunito di chi abbraccia il “cattivismo”. Un vaso di Pandora da cui escono fuori tutti i veleni e le frustrazioni e che contagia per l’incapacità diffusa di saper guardare gli altri. Un’ulteriore prova della disumanizzazione sempre più feroce cui stiamo assistendo. Lo scrittore siciliano è il Maestro che deve essere colpito perché scomodo, vigile fino alla fine a sostegno e difesa della cultura, anch’essa di questi tempi obiettivo da attaccare. La vicenda di Camilleri ci porta alla mente l’insulto crudele che una mano nemica nel 1952 scrisse su un muro di Buenos Aires, riferendosi a Evita Peron, appena venne resa pubblica la sua malattia. Quest’espressione tristemente nota, emblema di un certo odio politico è stata ripresa in Argentina da Agustín Romano Norri, un consigliere del partito Cambiemos, nel giorno del sessantacinquesimo anniversario della morte di Evita Peròn. In differenti contesti e con diversi personaggi assistiamo alle stesse dinamiche, quelle che indignano quanti riescono a mostrare rispetto per la sofferenza del prossimo.

https://ar.radiocut.fm/audiocut/viva-el-cancer-eduardo-galeano-memoria-del-fuego-gus/

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