"Vieni Via", il nuovo romanzo di Nicola Viceconti

Copertina vieni via

 

Info blog di Nicola Viceconti - Comunicato del 1° dicembre 2017

Presentazione del nuovo romanzo di Nicola Viceconti (“Vieni Via” – Ensemble Editrice) presso la sede dell’Ambasciata del Messico in Italia. L’evento è stato organizzato grazie alla disponibilità e alla collaborazione dell'ufficio Culturale dell’Ambasciata e vede la partecipazione di:
- S.E. Juan José Guerra Abud (Ambasciatore)
- María Teresa Cerón Vélez, (Responsabile Ufficio Culturale)
- Matteo Chiavarone direttore editoriale di Ensemble Editrice

Sono previsti i seguenti interventi:
- Patrizia Gradito (Traduttrice e interprete)
- David Barrio (Tenore)
- Francesco Amici (Pianista)
- Claudio Sperandio (Attore)
A seguire aperitivo

Si richiede la conferma della partecipazione all'indirizzo mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Info sul romanzo:
"Vieni Via", già pubblicato nel 2016 in Spagna con la casa editrice Chiado Editorial (https://www.youtube.com/watch?v=BQaVJU3u1pg) e presentato alla Fiera Internazionale di Lisbona 2017, è risultato Vincitore (primo classificato) nella sezione Narrativa Inedita del "Premio letterario Città Cava dè Tirreni XXXIII edizione".
https://www.youtube.com/watch?v=ikcNEHbps1k

Sinossi di "Vieni Via":
Un biglietto, ritrovato nella tasca di un vecchio cappotto, induce Franco Solfi, ottantenne, disillusodall'ideologia comunista che aveva caratterizzato la sua esistenza, a intraprendere un lungo viaggio alla ricerca di Irina, la donna da sempre amata. Attraverso un viaggio di settantuno giorni, passando per due contenineti, il protagonista rivolge il proprio sguardo dentro se stesso e rivede il percorso compiuto, ricomponendo i pezzi della propria vita tra convinzioni, illusioni, scelte ideologiche e dirottamenti. Già uscito in Spagna e apprezzato da pubblico e critica, Vieni Via è un romanzo sulla libertà, la speranza e l'amore.

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La notizia (tratto da “Emèt – il dovere della verità”)

pezzo copertina EmetPagina12, edizione del 4 febbraio 2014

Un articolo a cinque colonne intitolato “Helene Sanz: la diva ingannata” occupa l’intera pagina della cultura. Lo leggo attentamente, con un nodo alla gola, e alla fine tiro un sospiro di sollievo. E’ ben confezionato, scritto con un linguaggio chiaro, diretto, attento a non inciampare neppure per un istante nel sensazionalismo. Il servizio ricostruisce con cura una storia che ha dell’incredibile, ornata qua e là di accorte riflessioni. E’ la mia storia.

Finisco di leggere, ripiego il giornale e lo lascio in bella vista sul tavolo della veranda. Mi dirigo al telefono e faccio due telefonate; concise, come dei comunicati stampa. La prima a Sara, mia figlia, la seconda alla redazione del giornale. Ringrazio entrambe.

Vado in cucina e mi preparo un fernet con ghiaccio. Sono sola, afferro il bicchiere e lo sollevo a mo’ di brindisi, pensando agli anni che verranno. Chissà quanti me ne restano da vivere! Bevo tutto d’un fiato e di colpo una strana allegria mi contagia. Mi scappa da ridere mentre mi appoggio con le spalle alla parete; chiudo gli occhi e resto così, immobile, in silenzio. L’unico movimento è quello circolare della mano che stringe il bicchiere; l’unico rumore è il tintinnio dei cubetti di ghiaccio che battono sul vetro.

Torno in veranda e apro di nuovo il giornale: la pagina è sempre la stessa e lo sguardo mi cade ancora una volta sull’articolo. Lo rileggo, soffermandomi sull’ultima frase.

“…voglio far conoscere al mondo la realtà falsata nella quale ho vissuto in tutti questi anni…”    

E ancora:   “…il mio è anche un gesto di coraggio di chi ha deciso di voler lottare contro ogni oscuramento sulla verità della storia di questo Paese”.

Seppure per questioni differenti, provo per un istante la sensazione di assomigliare a quelle madri che hanno destinato la vita alla ricerca della verità sui loro figli scomparsi. Provo il loro coraggio, la loro forza e, finalmente, comprendo cosa significa vivere in un’Argentina libera e coraggiosa.

"Adrogué", lugar de arte e ideas

nico adrogueAyer tuve el placer de presentar mis novelas en Adroguè, un lindo lugar donde "el arte se funde con las ideas". Las visitas en el centro cultural de la ciudad y en la casa de vacaciones de Borges me llenaron de emociones. El encunetro con los lectores en la antigua biblioteca  fue meravilloso. La musica del tango cantado por Mariana y las lecturas de algunas paginas de Cumparsita me facinaron. Muchas gracias a la Directora de la Biblioteca Esteban Adrogué (Graciela Vega), al Secretario de cultura de Almirante Brown (Jorge Herrero Pons).

" L'omicidio" tratto da "Emèt-il dovere della verità"

pistolaPrima di essere ucciso, Felipe, il fratello gemello di Diego del quale ignoravo l’esistenza, viveva a più di tremila chilometri da Buenos Aires, nel sud del mondo, dove l’aria gelida ti stringe i polmoni. Era il tranquillo e discreto gestore di un’anonima stazione di servizio sulla rutanacional 3. Divideva il lavoro con Ramón, il suo aiutante, un vecchio brontolone che passava più tempo a versare birra nello stomaco che carburante nei serbatoi delle automobili.

La casa di Felipe era adiacente alla stazione di servizio. In un angolo del piazzale, vicino al parcheggio dei camion, c’era un chiosco, che di giorno funzionava da ristoro per i viaggiatori più esigenti. L’avevano in gestione due donne del luogo, anche loro si dividevano il lavoro con i turni. Raramente Felipe si allontanava dalla stazione di servizio. Era un tipo metodico, taciturno, un instancabile lavoratore. Le sue giornate trascorrevano sempre uguali, con il ritmo lento e monotono, tipico di quelle zone dove il freddo è padrone. Si alzava prima della luce e tornava a letto a notte inoltrata. Viveva da buio a buio, senza lamentarsi mai. “Che accidenti di vita!” Aveva detto Alicia quando le parlai di lui. Eppure, Felipe aveva mille buone ragioni per vivere nascosto in quel luogo sperduto.

Nella parte del mondo dove regna l’immensità, dove esistono distese di terra sterminate, lui aveva scelto di stare in uno spazio minuscolo. Faceva casa e bottega, muovendosi in un territorio sì e no di duecento metri quadrati. Non aveva amici e perfino a Rio Grande, dove si recava una volta al mese per le provviste, non lo conosceva quasi nessuno. Era stato facile rendersi invisibili nella Terra del Fuoco. Gli spazi a disposizione lì sono illimitati e ogni destinazione è a ore di cammino. La tendenza a isolarsi in un posto così è contagiosa come il silenzio in chiesa. Tra l’altro Felipe con il proprio lavoro incontrava solo automobilisti di passaggio che erano costretti alla sosta per abbeverare il motore. Tra questi c’erano turisti curiosi, eremiti incalliti ed eterni fuggitivi, tutti smaniosi di mettere piede nella parte più a sud del mondo e toccare la libertà. Persone troppo distratte per ricordare il volto del tranquillo e discreto gestore di un’anonima stazione di servizio sulla ruta nacional 3.

Ecco perché, prim’ancora di essere ucciso, Felipe già non esisteva.Le notizie sul suo conto erano quelle che Diego aveva trascritto nel diario della vergogna. Si trattava di informazioni che partivano da un passato lontano e che lo descrivevano come un tipo chiuso, timido e poco esuberante. I gemelli diversi, identici solo nell’aspetto esteriore, quindi, avevano personalità contrastanti. Tra le pagine oscure della sua memoria malata, in più parti Diego aveva scritto con rabbia parole dure nei confronti del fratello, il cui nome appariva più volte depennato. Un rancore ostinato che puzzava di vecchio.

 

"Emèt" alla Casa della Memoria

Casa della memoriaSerata particolarmente emozionante per la presentazione di "Emet- il dovere della verità" alla Casa della Memoria e della Storia. Grazie a tutti i presenti. Grazie a Giulia Spizzichino donna di straordinaria forza e coraggio, a Lisa Palmieri per le sue belle parole riportate nella prefazione  al testo. Grazie allo storico Aldo Pavia per aver elogiato Emèt dal punto di vista storico e grazie infine al ministro Carlos Cherniak dell'Ambasciata argentina per il suo appassionato e significativo intervento. Fantastica Isabe Panè  che ha cantato nonostante un improvviso abbassamento della voce. Belle e intense le letture dell'attrice Stefania Catallo. Un abbraccio a tutti!